Conversation Piece — Part IV (Giant steps are what you take)

Fondazione Memmo

Via della Fontanella di Borghese 56, Roma


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17 dicembre – 18 marzo 2018Mostra in corso
Mercoledì a Lunedì 12–7pm
Chiuso il Martedì
Opening: Sabato 16 dicembre 2017, 6pm
Ingresso libero
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Conversation Piece — Part IV è il nuovo appuntamento di un ciclo di mostre presso la Fondazione Memmo, a cura di Marcello Smarrelli, dedicate agli artisti italiani e stranieri temporaneamente presenti a Roma o particolarmente legati alla città.

L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 16 dicembre 2017 al 18 marzo 2018 e gli artisti invitati sono sei: Yto Barrada (Mary Miss Artist in Residence presso l’American Academy in Rome per l’autunno 2017), Eric Baudelaire (borsista presso l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici), Rossella Biscotti, Jörg Herold (borsista presso l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo), Christoph Keller (borsista presso l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo) e Jakub Woynarowski.

Giant steps are what you take – sottotitolo della mostra – è ripreso dal verso di una canzone della band britannica The Police (Walking on the moon, 1979). È dunque l’atto del camminare come esercizio filosofico – i “passi” – il motivo d’ispirazione per Conversation Piece | Part IV.

Ogni artista può essere infatti considerato metaforicamente un “camminatore” che attraversa e percorre sentieri diversi. Tali percorsi rappresentano le multiformi ricerche e teorie che ogni autore porta avanti, rese manifeste attraverso studi, opere, mostre, e prendono forma attraverso diversi passaggi di stato che tendono, come in un processo alchemico, alla liberazione della luce, a una rivelazione, a un senso. Ognuno di questi aspetti costituisce un “passo” che ci aiuta a entrare nel pensiero dell’artista e nella sua poetica.

Il tema dei “passi” è stato declinato in maniera assolutamente personale da ogni artista: i lavori di Yto Barrada (Parigi, Francia, 1971) si presentano come maquette, fase intermedia di un percorso di produzione di opere che saranno presentate in una prossima mostra personale dell’artista al Barbican di Londra; il video di Eric Baudelaire (Salt Lake City, Stati Uniti, 1973) è frutto di vere e proprie promenade nei centri delle città europee, di cui sottolinea l’inedita presenza – estraniante e invadente – delle forze armate in assetto da guerriglia urbana; la scultura di Rossella Biscotti (Molfetta, 1978) riproduce i dodici passi che l’artista ha compiuto per molti mesi come esercizio fisioterapeutico, chiamando così in causa un elemento autobiografico; Jörg Herold (Lipsia, Germania, 1965) propone un intervento ambientale che, partendo dai 99 nomi attribuiti ad Allah, evoca un cammino iniziatico, un percorso ascensionale e spirituale; l’installazione di Christoph Keller (Berlino, Germania) riflette sottilmente sulla natura del momento che precede l’atto della creazione – il nulla – attraverso una presenza discreta eppure incisiva; Jakub Woynarowski (Cracovia, Polonia, 1982) compone infine sulle finestre di Palazzo Ruspoli che si affacciano su via del Corso un atlante di segni e simboli ricorrenti nelle diverse epoche, delineando così un percorso storico artistico fatto di corrispondenze inattese e misteriose che mettono in discussione le periodizzazioni cui siamo abituati e il ruolo dirompente delle avanguardie.

Tutte le opere sono state realizzate appositamente per la mostra o riadattate per gli spazi espositivi della Fondazione Memmo – configurandosi così di fatto come lavori inediti.

Conversation Piece: Il progetto

Conversation Piece nasce dal desiderio della Fondazione Memmo di monitorare costantemente la scena artistica contemporanea della città e, in particolare, l’attività delle accademie e degli istituti di cultura stranieri, dove tradizionalmente completano la loro formazione nuove generazioni di artisti provenienti da tutto il mondo. Attraverso queste mostre e altre iniziative la Fondazione Memmo vuole porsi come un amplificatore del lavoro di queste istituzioni. Il titolo del ciclo si ispira a uno dei film più famosi di Luchino Visconti, Gruppo di Famiglia in un interno (Conversation Piece, 1974), una chiara metafora del confronto tra generazioni e dei rapporti di odio e amore tra antico e moderno; ma Conversation Piece era anche un genere pittorico diffuso tra XVII e XVIII sec., caratterizzato da gruppi di persone in conversazione tra loro o colti in atteggiamenti di vita familiare. La mostra, oltre a rappresentare un’occasione di confronto e di dialogo con Roma, si offre come momento di discussione tra personalità artistiche differenti tra loro nell’intento di far convergere energie, saperi e metodi diversi in un unico evento espositivo.

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