Felix Schramm: Duo

Fondazione Volume!

Via San Francesco di Sales 86/88, Roma


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1 dicembre – 13 gennaio 2017Questa mostra è chiusa
Martedì a Venerdì 5pm–7:30pm
Ingresso libero

Fondazione VOLUME! presenta la nuova configurazione dei suoi spazi, frutto del lavoro di Felix Schramm, DUO, a cura di Davide Sarchioni e della Fondazione VOLUME!.

Felix Schramm (Amburgo, 1970, vive e lavora a Dusseldorf) ha studiato scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze e presso la Kunstakademie di Dusseldorf. Ha inoltre trascorso periodi di studio a Tokyo (2000) e a Villa Massimo a Roma (2008). Dopo aver esposto in grandi istituzioni internazionali, come il museo Hamburger Bahnhof di Berlino nel 2006, il Museum of Modern Art di San Francisco nel 2007 e il Palais de Tokyo di Parigi nel 2009, l’artista torna a Roma con un nuovo progetto realizzato misurandosi con le peculiarità di VOLUME! e della città.

I muri dello spazio in Via San Francesco di Sales perdono la loro funzione di limite, la loro continuità viene interrotta ed esplodono in frammenti che si intersecano invadendo l’orizzonte visivo. La dissoluzione delle strutture esistenti diviene costruzione di una scena da cui l’opera prende corpo, in cui ogni elemento è fortemente controllato dall’artista, a partire della fase progettuale, fino al completamento dell’opera stessa.

Schramm sottopone lo spazio ad una pressione fisica e partendo dalla struttura, principio fondamentale della sua azione, mette in moto un complesso sistema in cui architettura, luce e pittura si fondono nel tentativo di dare vita ad un’opera d’arte totale. L’ambiente si fa scultura attraverso un’indagine sulle potenzialità della materia che cambia e si piega, in un processo che è sia di costruzione e di apertura, generando frammenti e spazi vuoti, sia di distorsione, tendendo le superfici ortogonali fino al punto di rottura.

Schramm agisce sull’architettura rendendola attraversabile, mette in comunicazione spazio reale e spazio illusorio, altera la percezione grazie alla compresenza di entità opposte e complementari: realtà e finzione, vuoto e pieno, luce e ombra. L’artista ripensa la sua opera mettendo in scena un ambiente che richiama le macchine barocche e gli sfondati illusori: l’opera rivela il contenuto delle pareti e mette in comunicazione gli spazi, creando una realtà non canonica, fatta di prospettive multiple e policentriche. Data l’impossibilità di un punto di vista univoco, lo spettatore è costretto ad un movimento continuo per indagare lo spazio e al confronto con sensazioni mutevoli fra attrazione e repulsione, meraviglia e inquietudine, scaturite da un forte coinvolgimento emotivo.

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