Franco Guerzoni: Per un buon uso delle rovine

Monitor

Palazzo Sforza Cesarini, Via Sforza Cesarini 43a, Roma


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14 settembre – 4 novembre 2017Mostra in corso
Martedì a Sabato 1pm–7pm
Opening: 14 Settembre, 7pm–9pm
Ingresso libero

Per un buon uso delle rovine, la prima personale di Franco Guerzoni da Monitor, si inscrive in un arco temporale molto ampio, e prova a stabilire un dialogo tra presente e passato, come se momenti diversi della ricerca di Guerzoni potessero illuminarsi a vicenda.

In questo periodo si colloca infatti uno snodo (per usare un’espressione dell’artista) segnato dall’abbandono della fotografia e dall’approdo alla pittura, il medium che, da più di tre decenni, accompagna il suo percorso.

Gli anni di questo passaggio, a cavallo tra i decenni Settanta e Ottanta e successivi a quelli della collaborazione con l’amico Luigi Ghirri (in cui le fotografie di Ghirri venivano usate dall’artista come base materiale per innesti di frammenti e materiali eterogenei che sembravano provenire dalle stesse immagini indagate) sono fondamentali per comprendere alcuni aspetti della poetica di Guerzoni oggi: l’attaccamento al tema della rovina, intesa come monumento di un tempo muto e immisurabile che per Guerzoni può idealmente appartenere alla classicità ma anche ad un passato vicino, autobiografico (fatto di incontri con i resti di case e archeologie recenti); una pratica che si articola su una serie di gesti e azioni semplici – grattare, trovare, scavare, stampare, sottrarre, aggiungere, asciugare, sabbiare, strappare – che talvolta escludono l’uso del pennello e invitano l’artista a occupare una posizione apparentemente indefinita, sempre tenuta in scacco dall’immagine e subordinata alle sollecitazioni che provengono da essa.

Così se Statue come pietre, pietre come libri sono disegni, dai tratti essenziali e sottili, di statue e siti immaginari che sembrano svilupparsi a partire da alcuni cocci, veri o contraffatti, posati sulla superficie, Spie sono lavori in cui nelle crepe di una lastra di gesso affiorano visi, o anche soltanto occhi, stampati in polvere di carbone, tratti da pitture antiche.

Nelle Carte da viaggio, invece, realizzate tra anni Settanta e Ottanta, i movimenti del colore nascono negli interstizi e nelle pieghe materiali della carta che diventa spesso supporto e si tende, si lacera e si stropiccia.

I dipinti recenti, infine, si impongono per la loro presenza materiale e si presentano come “quasi monocromi”, superfici dove da un tono generale emergono, dagli strati sottostanti, ferite, lacerazioni, bagliori.

Si tratta, in tutti i casi, di strappi d’affresco, una tecnica utilizzata dall’artista dagli anni Ottanta che racchiude i due momenti fondamentali della sua pittura: una di costruzione, basata su un lungo processo di formazione del supporto; e un percorso a ritroso (di falso restauro) nella memoria e nella storia materiale del dipinto, di decostruzione e sottrazione, una specie di archeologia intima e contraffatta, dove il riemergere inaspettato di un frammento, in forma di coccio, mosaico, lacerto (di colore o materiale) può diventare il fulcro energetico di tutto il dipinto.

In occasione della mostra, inoltre, verrà presentato il libro Oeuvre, un testo scritto in prima persona da Guerzoni, lungo vocabolario personale che dispiega un racconto della sua pratica e dello studio come teatro dei movimenti e degli accadimenti del fare.

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