Karl Holmqvist: KHAPALBHATI

Sant’Andrea de Scaphis

Via dei Vascellari 69, Roma


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25 novembre – 20 gennaio 2018Questa mostra è chiusa
Giovedì a Sabato 11am–6pm
e su appuntamento
Opening: 25 Novembre 2017, 6pm
Ingresso gratuito

In occasione di questo progetto multiforme l’artista ha ideato tre opere: una carta da parati, che ricopre la facciata dell’edificio storico; un video, proiettato su un palcoscenico (che può essere visto anche dalla cantoria); e una scritta al neon di grandi dimensioni.

Avvalendosi di molteplici medium Holmqvist indaga e riflette sull’instabilità del linguaggio, rivelandone i molteplici strati di significato. Legato alla tradizione della poesia concreta a visiva, l’artista gioca con frasi fatte e luoghi comuni – prendendo spunto da conversazioni sentite per caso, testi di canzoni, idiomi familiari e assiomi-per riattivarne il potenziale comunicativo. KHAPALBHATI, il titolo della mostra, è una tecnica di respirazione yogica e una pratica di purificazione che riecheggia la spiritualità presente nel lavoro di Holmqvist. La sua ricerca artistica spoglia il linguaggio del suo significato apparente e ne svela l’essenza più profonda e misteriosa.

Il nuovo video, #FLU$$CH, gioca con i molteplici significati della parola “flush”, che può suggerire imbarazzo (flush in the face/arrossire), ricchezza (flush with money/pieno di soldi), o l’eliminazione di qualcosa o qualcuno dal proprio sistema (to flush out of your body, or down the drain/eliminare dal corpo o tirare lo sciacquone). Nel corso dei 29 minuti del video, parole e frasi si susseguono ininterrottamente sotto forma di immagini e suono. Questa iper-esposizione al linguaggio ha lo scopo di un lavaggio del cervello all’inverso: l’artista, ripetendo in maniera ritmica frasi fatte campionate dall’attuale cultura mediatica e pop, rovescia e trasforma il loro significato originale.

La carta da parati che ricopre la facciata dell’edificio storico è fatta con stampe, nello stile di manifesti, che riprendono il linguaggio visivo e la voce fuoricampo contenuti nel video. Spingendo la mostra in strada, Holmqvist confonde la relazione tra linguaggio scritto e parlato e i confini che delimitano il linguaggio pubblico da quello privato. Questo gesto, deciso nell’aspetto e provocatorio nella forma, è al contempo intimo e dolce: Holmqvist esibisce l’intimità su grande scala.

Infine, il neon, Untitled (CARELESS WHISPER), cita l’omonimo successo del 1984 che lanciò la carriera da solista di George Michael. Con la frase “GUILTY FEET HAVE GOT NO RHYTHM” la popstar faceva intendere, tra le righe, il suo senso di colpa nel recitare la parte di un personaggio pubblico eterosessuale. Posta di fronte all’altare della chiesa sconsacrata e in lettere giganti, la parola “guilty” risuona ancora più potente – anche se la colpa dichiarata da Holmqvist è lontana da quella imposta dalla tradizione Cattolica.

Durante l’arco della mostra verrà presentata una performance i cui dettagli saranno comunicati prossimamente.

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