Malerbe: Tina Ribarits, Simon Iurino, Sabrina Casadei, Michele Tiberio

25 marzo – 27 marzo 2017Questa mostra è chiusa
Lunedì a Venerdì, 9am–6pm
Su appuntamento
Opening: Venerdì 24 Marzo, 7pm
Ingresso libero

Malerbe è una collettiva con lavori di Tina Ribarits (AU), Simon Iurino (AU), Sabrina Casadei (IT), Michele Tiberio (IT), a cura di Alessandra Arancio.

Malerbe sono le piante che crescono dove vogliono, dove la natura lo permette, in cui si trovano le condizioni necessarie per nascere e germogliare nella maniera più fortunata che il caso permetta.

La bellezza della loro varietà è sorprendente nell’insieme, e l’apprezzamento deriva dalla loro spontaneità.
Gli artisti residenti all’istituto di cultura austriaco (Tina Ribarits, Simon Iurino) durante la loro permanenza nella Capitale si sono aperti curiosi al confronto con forme alternative di immediatezza, e per questo la scelta è ricaduta su tipologie di approcci di artisti romani (Sabrina Casadei, Michele Tiberio) che hanno desiderio di esprimersi nella loro forte personalità, pronta ad adattarsi, come le malerbe, ad ogni contesto favorevole.

Lo spazio a disposizione ha reso disponibile la fioritura di queste opere nuove, che si adattano sorprendentemente e vivificano il contesto, pur non essendo quest’ultimo predisposto all’uso specifico che è stato definito in questa occasione.

Seppure ognuna diversa dall’altra, proprio come le piante mantengono la propria forza e il proprio carattere. Ogni opera si affida al materiale che la costituisce e che la rende organicamente funzionante, trova in se stessa la struttura capace di sostenerla, salda e sicura da cui cominciare ad espandersi nell’ambiente. Ognuna di loro inoltre ha uno sviluppo imprescindibilmente legato allo svolgimento quotidiano della vita, raccogliendone le sfumature, i particolari, gli elementi collaterali, che ne favoriscono rigogliosa la crescita.

Come le malerbe, a cui non viene riconosciuta nessuna utilità nella produzione agricola, anche l’arte delle opere che competono nello spazio per mostrarsi, risultano cariche della loro bellezza giustamente superflua, che ravviva così la libertà di godere del bello stesso e della sua effimerità.

Image Credits 1–Tina Ribarits, Untitled, 2016
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