Nature Forever: Piero Gilardi

MAXXI

Via Guido Reni 4/A, Roma


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13 aprile – 15 ottobre 2017Questa mostra è chiusa
Martedì a Venerdì e Domenica 11:00am – 7:00pm
Sabato 11:00am –10:00pm
Ingresso: €12,00 intero
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Ha ricreato porzioni di natura in forma di tappeti, ha riprodotto volti di politici e industriali in maschere satiriche, ha coinvolto i manifestanti di un corteo a spingere tutti insieme un gigantesco masso e ha costruito sassi che battono al ritmo del nostro cuore.
Crede in un’arte militante, democratica, libera dal mercato, motore positivo di trasformazione sociale. E’ Piero Gilardi, cui il MAXXI dedica una grande monografica, NATURE FOREVER, a cura di Hou Hanru, Bartolomeo Pietromarchi e Marco Scotini, dal 13 aprile al 15 ottobre 2017.

Spiegano i curatori: “Con oltre 60 opere – dai famosi Tappeti-natura alle installazioni interattive fino al Parco d’Arte Vivente di Torino, e importanti lavori esposti dopo anni o ricostruiti per l’occasione – la mostra racconta il percorso di un maestro per cui arte e vita si identificano e diventano impegno militante, a partire da quello ecologista. Un maestro che è anche critico, ricercatore, attivista politico e sociale. Per lui, l’oggetto artistico supera la pura dimensione estetica: non è fatto per essere contemplato, ma vissuto, condiviso, partecipato. E questa interattività attraversa tutta la mostra”.

Il progetto si inserisce nella linea di ricerca del MAXXI sui grandi maestri dell’arte contemporanea italiana e, nello stesso tempo, ne approfondisce l’identità di laboratorio creativo su temi e questioni urgenti del nostro tempo.

LA MOSTRA
NATURE FOREVER racconta 50 anni di attività di Gilardi, in cui arte, critica e politica sono interconnesse. A partire dalla complessa relazione tra uomo e natura, essa indaga l’era del consumismo e l’utilizzo delle nuove tecnologie, in un percorso che affronta e approfondisce temi come l’ecologia, la natura relazionale dell’arte, l’impegno sociale e politico. Si articola in quattro sezioni, ciascuna delle quali comprende sia opere sia materiali di archivio (bozzetti, testi, fotografie d’epoca, piccoli lavori) che restituiscono a pieno l’articolazione del suo pensiero e della sua poetica.

La prima sezione è dedicata alla produzione degli anni Sessanta e comprende, accanto a Macchina per discorrere del 1963 (tra le prime opere dell’artista), un dispositivo con cui si può parlare che sembra venire dal futuro, anche Terrazza, una struttura simile a una palafitta, realizzata per la mostra “Arte Abitabile” del 1966 alla Galleria Sperone di Torino, e ricostruita per la prima volta per questa mostra.

E ancora i Tappeti-Natura che lo hanno reso celebre, sculture in poliuretano espanso, rappresentazioni iperrealistiche ma artificiali di scene naturali, una sorta di “travestimento”, un rito per esorcizzare la morte della natura; Igloo (1964) in cui il pubblico poteva entrare e sedersi, e alcuni Vestiti-Natura creati per performance che mettevano in scena il rapporto originario dell’uomo con il mondo naturale, tutte opere riconducibili all’idea di un’Arte fruibile, “abitabile” dal pubblico.

La seconda sezione è dedicata alla New Media Art. Il pavimento della Galleria 3, completamente ricoperto di prato sintetico, accoglie opere come Ipogea (2010) una caverna in cui è possibile entrare e fare l’esperienza di una suggestiva esplorazione, Aigues Tortes (2007) un tronco su cui è possibile sedersi per riascoltare i suoni del parco naturale in Spagna da cui prende il nome, o i Sassi Pulsanti (1999) che restituiscono al visitatore il battito del proprio cuore.

Questi lavori rientrano nel percorso di ricerca che, a partire dagli anni Ottanta, porta l’artista a utilizzare la tecnologia per consentire allo spettatore di partecipare attivamente interagendo con l’oggetto artistico.

Esposta anche l’opera multimediale Inverosimile (1989), presentata a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 al Castello di Volpaia, a New York, Parigi e Lione e riallestita eccezionalmente per la prima volta in un museo italiano. Si tratta di una grande installazione interattiva che si attiva attraverso il soffio dello spettatore, muovendosi e producendo suoni: una vigna in poliuretano espanso che, come i Tappeti, restituisce l’immagine di una Natura evidentemente artificiale, un ambiente totale, immersivo e interattivo dove il pubblico è invitato a entrare per un’esperienza multisensoriale. In questa grande macchia di verde le opere di questa sezione riproducono il contesto del PAV, il Parco Arte Vivente di Torino, progetto che incarna l’impegno di tutta una vita dell’artista, per la costruzione di una comunità di eco-arte.

Della terza sezione fanno parte le sue animazioni politiche, dagli anni Sessanta a oggi, alcune delle quali esposte in un museo per la prima volta. Quando, alla fine degli anni Sessanta, realizza che nel mondo dell’arte la militanza non trova lo spazio sperato, Gilardi smette di interessarsi alla produzione di “opere d’arte” e si dedica a realizzare opere “utili” in ambito politico e sociale, lavorando nei manicomi, le fabbriche, i quartieri popolari, e collaborando con il movimento studentesco.

A questa sezione appartengono Andreotti volante (1977) o la maschera di Agnelli (1977) utilizzati in manifestazioni degli anni Settanta, il Masso della Crisi (2012) un oggetto gonfiabile realizzato per un corteo del 1°Maggio, e tanti altri materiali e costumi realizzati per criticare la classe politica, difendere l’ambiente e i diritti civili, sensibilizzare alla pace e alla tolleranza, in quella che è stata definita una “carnevalizzazione” del mondo operata dall’artista.

La quarta e ultima sezione racconta Gilardi curatore e critico. Dal 1967 al 1969 l’artista compie numerosi viaggi negli Stati Uniti, Svezia, Olanda, Germania e Inghilterra, è corrispondente delle riviste Flashart, l’americana Arts Magazine, la svedese Konstrevye, la francese Robho, ha rapporti con moltissimi artisti e pochi sanno del suo ruolo chiave nella gestazione di due mostre epocali del 1969: When attitudes become forms di Harald Szeeman e Op Losse Schroeven di Wim Bereen.

Un periodo estremamente denso, illustrato attraverso materiali di archivio che raccontano l’abbandono di Gilardi del “sistema arte” per passare a un’ azione più diretta “dentro la vita”, dimostrata dalla sua produzione politica e sociale, o dal progetto del PAV Parco Arte Vivente di Torino, un Centro d’Arte Contemporanea, un “museo fuori dal museo” aperto nel 2008, concepito come un unico organismo vivente che non possiede opere tradizionali ma un territorio naturalistico costellato di installazioni da accudire costantemente attraverso animazione e giardinaggio.

Il percorso di mostra si conclude con un grande wallpaper che ritrae una manifestazione contro il nucleare a Caorso nel 1987, in cui i manifestanti indossano costumi realizzati dall’artista che riproducono i volti dei politici dell’epoca. La ricerca di Gilardi non ha mai cessato e non smette ancora di dare forma e voce alle comunità, nel suo lavoro, inclusivo, democratico, partecipato, l’artificio creativo non è inganno ma potenza che l’artista ci invita costantemente a liberare, perché l’arte per lui non è un modo di parlare dell’arte bensì del Mondo.

Image Credits 1–Piero Gilardi, IGLOO, 1967. 200x200x130cm. Collezione Fondazione Gilardi foto Francois Fernandez; 2–Piero Gilardi, Animazione alla scuola di sopravvivenza riserva Mohawk di Akewasne USA ,1983; 3–Marcia antinuclare Centrale di Caorso, Caorso 1987; 4–Piero Gilardi, INVEROSIMILE, 1989 Collezione Fondazione Gilardi Foto Piero Gilardi; 5–Piero Gilardi, TRILITE SPEZZATO, 1964. Esposta nella mostra Collaborative Effects a cura di D. Fransssen Van Abbemuseum, Eindhoven 2012 ; 6–Piero Gilardi, TIKTAALIK, 2010. 400 x 90 x 120 cm Collezione Fondazione Gilardi foto Francois Fernandez
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