Yona Friedman: Mobile Architecture, People’s Architecture

MAXXI

Via Guido Reni 4/A, Roma


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23 giugno – 29 ottobre 2017Mostra in corso
Martedì a Venerdì, 11:00am–7:00pm
Sabato 11:00–10:00pm
Chiuso il Lunedì
Ingresso: €12 intero, €4–€8 ridotto
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Per Friedman – che nel 2016 ha realizzato per la Serpentine Gallery di Londra una struttura modulare che sembra disegnata nell’aria – chiunque può progettare e realizzare la propria architettura attraverso strutture mobili semplici e flessibili, dalla casa alle “città spaziali” che fluttuano al di sopra delle città reali.

Per la mostra del MAXXI, la celebre Ville Spatiale di Yona Friedman si sposta su Roma, depositando nel museo un frammento che dialoga con elaborazioni grafiche inedite alle pareti. E ancora: disegni inediti degli anni Sessanta, le sue strutture mobili e “improvvisate” insieme alle istruzioni per realizzarle, fotomontaggi, video e una selezione di film d’animazione. E siccome per lui il museo contemporaneo deve esporre ciò che è davvero importante per le persone, ha realizzato un Street Museum temporaneo con oggetti dei cittadini raccolti grazie a una open call del museo.

Mobile Architecture…
Questa mostra è una finestra sul linguaggio universale di Friedman che, applicato in contesti diversi, può rispondere alle esigenze ecologiche, sociali e di sostenibilità della società contemporanee.

Attraverso bozzetti, modelli e animazioni, racconta lo sviluppo della famosa teoria di Friedman dell’ Architettura Mobile, teorizzata alla fine degli anni Cinquanta, che si interroga sulla natura dell’architettura e sull’identità di chi ne usufruisce da un punto di vista sociologico, psicologico e costruttivo. Nello stesso tempo esplora il tema dell’improvvisazione, da lui teorizzata come “possibilità” nel mondo dell’architettura.
…People’s Architecture
Per Friedman l’architettura non deve imporsi sulla persona, ma modellarsi su chi la abita, tenendo conto della vita quotidiana, delle esigenze, dei desideri di chi quegli spazi vive. E’ un’”architettura della sopravvivenza” fatta di materiali poveri e forme semplici, realizzabile da artigiani se non addirittura dai residenti. Oggi più che mai, il suo lavoro è di grande attualità: attraverso la riorganizzazione urbana si può costruire un mondo sostenibile, dove la vita delle persone torni ad avere valore. Una visione apparentemente utopica, tuttavia con una forte componente di realismo che sempre si ravvisa nei suoi lavori.

La Mostra al MAXXI
Rispetto a quella di Shangai, la mostra di Roma si arricchisce di materiali inediti e originali realizzati appositamente per la mostra che esplorano temi centrali nella ricerca di Friedman, come l’importanza dell’educazione al processo creativo e costruttivo e il rapporto con “colui che abita la città” che grazie agli strumenti forniti dall’architetto può costruire autonomamente il proprio habitat.

In mostra alcune delle sue animazioni tra cui un grande murales che riproduce uno dei disegni dell’architetto: un puntino che chiede a un altro “posso stare con te”? e l’altro risponde: “sei il benvenuto!”. Una visione semplice e giocosa dell’architettura – e quindi della società – inclusiva, democratica, autogestita.

Friedman ha sempre sostenuto l’idea che il nostro pensiero sia costituito da immagini e ha sempre spiegato le sue tecniche costruttive e il suo pensiero attraverso il disegno. Sulle pareti della Galleria 4 trovano quindi posto le istruzioni realizzate a fumetti per comporre gran parte delle sue strutture architettoniche, alcune delle quali riprodotte in grandi installazioni in scala reale.

Da Griboulli (1980 – 95) una matassa irregolare di cavi di metallo pensata come sistema costruttivo a Rod Net Structure (1970) composta da aste rigide collegate da giunture e modulabili per creare qualsiasi spazio si desideri, alla Ville Spatiale (1958 – 62), tema centrale dell’opera di Friedman, una griglia aerea sul territorio, con corridoi e abitazioni progettati da chi le abita, riprodotta per questa mostra in un grande modello di 9 metri di lunghezza in dialogo con alcune visioni inedite dedicate alla città di Roma e al MAXXI realizzate per questa occasione.

E ancora lo Street Museum (2017) pensato per accogliere 16 oggetti dei cittadini, scelti perché significativi per loro e che, esposti nelle teche della struttura, diventano “opera”. Una dimostrazione di come, secondo Friedman, la democratizzazione dei musei possa avvenire solo nel momento in cui si da alle persone la possibilità di mostrare ciò che per loro è davvero importante.

In mostra anche la riproduzione di uno dei moduli del Museum of Simple Technology (Madras, India, 1982) realizzato negli anni Ottanta da un gruppo di cestai indiani secondo le istruzioni fornite dall’architetto tramite il Communication Centre of Scientific Knowledge for Self-reliance (Centro di divulgazione scientifica ai fini dell’autosufficienza). Questo progetto e i manuali realizzati dall’architetto sono qui messi in dialogo con il progetto di studio ideato per un campo profughi.

In mostra anche un’area dedicata a Boulevard Garibaldi, la sua casa, il suo studio, luogo di creazione e di ispirazione. In questa sezione trovano posto materiali relativi a momenti chiave del suo percorso, dal 1958, anno della pubblicazione del primo manifesto dell’Architettura Mobile, al 2008.

Il pensiero di Friedman emerge anche da un abstract della video-intervista inedita Yona Friedman: an indisciplined inhabitant (2017) realizzata da Sylvie Boulanger, Direttore del CNEAI Centre National Edition Art Image e dai Film d’Animation realizzati con la moglie Denise Charvein negli anni Sessanta, tra cui il documentario Annalya Tou Bari premiato con il Leone d’Oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del 1962.

Image Credits 1–6 foto Musacchio Ianniello courtesy Fondazione MAXXI
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